Il nostro viaggio è  iniziato molto prima di partire per l’Australia. Ha infatti iniziato a fare capolino nella mia mente da quando, dopo un anno già passato downunder, ero convinta di non aver visto abbastanza, di non aver assaporato la vera essenza di quel continente così antico, tanto grande quanto affascinante.

Quando siamo atterrati qui, in Australia, è stato quasi immediato il desiderio di farne il giro completo, in macchina, in quel modo più lento e anche un po’  scomodo che ti lascia il mal di schiena e tante emozioni indelebili.

Luca ci credeva fermamente, a me sembrava un’utopia. Poi è arrivata Jeepsy, la nostra instancabile e guerriera Jeep. Da super accessoriata e lussuosa macchina della fine degli anni ’90, si è lentamente trasformata in una perfetta dimora viaggiante, o quasi. 

E così, quel sogno un po’ matto è diventato un’esigenza per me. Una necessità. La necessità di abbandonare la routine in cui tanto mi adagio, per intraprendere una nuova strada, che forse si sa dove porterà, ma che lascia il gusto dell’imprevisto.

E di imprevisti, ovviamente, ce ne sono stati tanti: dalla pioggia che sembrava seguirci, per poi diventare la stagione estremamente secca che ci ha levato la possibilità di vedere gole e cascate cariche di forza; quel rumore metallico sotto la macchina che ci ha fatto viaggiare centinaia di chilometri in piena notte (e non si viaggia di notte nell’outback australiano!), i campeggi pieni, le esperienze da pagare a peso d’oro, le alte maree quando ci serviva la bassa marea e il mare piatto quando eravamo già pronti con la tavola da surf sottobraccio… 

Ma che vita è senza imprevisti? E mettendoli poi su una bilancia, siamo sicuri che il piatto delle cose belle, dell’esperienze indimenticabili, dei paesaggi mozzafiato, delle persone sconosciute diventate amiche e compagne di una sera, davvero non pesi di più?

A mesi di distanza, io dico di no. Perché un imprevisto diventa una bella storia da raccontare e un occasione per ritornare, e citando il mio autore preferito “… un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte.”