Non ce lo saremmo mai aspettati dal 2020. Sono sicura che tutti noi avevamo grandi aspettative per quest’anno. Non solo l’inizio di un nuovo anno, ma anche l’inizio di un nuovo decennio!
E invece… Il 2020 ci ha lasciati completamente senza parole. In negativo, ovviamente.

Per la prima volta nella storia globale, ci siamo ritrovati tutti, ma proprio tutti a fronteggiare la stessa situazione in qualsiasi parte del mondo.
E devo dire che questo, essendo nell’altro emisfero del globo, mi ha fatto un certo effetto. Mi ha fatto, in un certo senso, sentire addirittura più vicina alla mia famiglia e ai miei amici in Italia.
Ovviamente quando si pensa all’Australia, si pensa sempre ad un altro mondo, e lo è pure, ma il virus, che tutto gli si può dire tranne che non sia democratico, ci ha portato a vivere la stessa identica situazione di chiunque altro sulla faccia del pianeta.

Ma nello specifico cosa sta succedendo in Australia? O meglio, cosa sta succedendo a Melbourne?

I casi di Corona Virus in Australia sono sempre stati tra i più bassi rispetto ai dati mondiali. Questo è stato dovuto, soprattutto, alla vastità del continente/nazione. Infatti, tolte le poche eccezioni nelle maggiori città, l’Australia non ha bisogno di nessun distanziamento sociale, dato che tutto è già molto distanziato di per sé.

Eppure, nonostante questa ridotta presenza del virus, è sorto il panico.
Prima la gente, terrorizzata, ha assaltato (letteralmente assaltato) i supermercati, svuotando gli scaffali di ogni cosa! La carta igienica ha avuto un picco inimmaginabile, dato che per molte settimane è stato impossibile trovarla e addirittura ogni supermercato ha dovuto mettere un addetto alla sicurezza a controllare il reparto per evitare zuffe e risse.

L’atmosfera era surreale. Da una parte orde di persone che se ne fregavano del virus e continuavano ad agire come se nulla fosse (la mascherina non è mai stata obbligatoria, fino a qualche settimana fa), anche guardando di storto gli altri come se fossero dei pazzi lunatici. Dall’altro lato gli esagerati che hanno iniziato a coprire ogni parte del loro corpo di gel disinfettante (udite, udite, qui non esiste l’Amuchina!!) per poi incelofanarsi con mascherine doppie, cappelli, occhiali e guanti di plastica (anche quelli del supermercato andavano bene!).
Sono iniziati gli episodi di razzismo, soprattutto verso gli italiani (dato che in patria si stava attraversando il momento più critico di tutta questa storia), migliaia di ragazzi alla ricerca di una promettente esperienza di vita si sono trovati senza casa, senza lavoro, senza famiglia, senza conoscenze del sistema sanitario, senza diritti e senza soldi.
E soprattutto bloccati qui. Eh sì, perché all’improvviso in Italia non ci voleva volare più nessuna compagnia aerea. Tutti i voli hanno iniziato ad essere cancellati, alcuni anche con mesi di anticipo (come il mio!) e nel frattempo, in questo clima di panico generale, il Premier australiano, l’egregio sig. Scott Morrison, ha pensato bene di dire in diretta nazionale che, se noi poveri immigrati italiani, noi orde di studenti internazionali senza uno straccio di diritto, non potevamo permetterci la vita in Australia, allora eravamo caldamente invitati a tornare da dove eravamo venuti.

È stato un momento abbastanza difficile, oltre che surreale, di grande preoccupazione e incertezza. E – perché non dirla tutta? – anche di delusione e rabbia.
Eppure questa in qualche modo è diventata la nuova normalità per Melbourne. Infatti, mentre gradualmente tute le altre città e gli altri Stati, hanno ridotto le loro misure di sicurezza, tornando a una vita più o meno simile a quella pre-Covid, Melbourne ha solo iniziato a sprofondare sempre di più nell’aumento delle restrizioni e dei contagi!
Prima i palazzi dei più poveri e meno fortunati confinati e tenuti in quarantena sotto stretto controllo dalla polizia (alla faccia del politically correct australiano), poi si è passati ai quartieri, poi a tutta l’area metropolitana di Melbourne con il coprifuoco in atto (ragazzi, il coprifuoco! Non lo si sentiva dai tempi della Seconda Guerra Mondiale e chi si aspettava di viverlo??) e infine la quarantena di sei settimane per tutto lo Stato del Victoria.

In realtà adesso siamo agli sgoccioli e con il sistema scolastico e l’economia in ginocchio, a quanto pare (e che per l’appunto si basa per una grandissima fetta, sulle tasse pagate dai poveri studenti immigrati e senza diritti citati prima) e in attesa di nuove direttive nei prossimi giorni. Si mormora di un prolungamento delle misure restrittive, anche se in realtà i contagi sono stati estremamente ridotti, e la popolazione si divide di nuovo in due masse distinte: chi è d’accordo con il Premier e accetta di buon grado quello che viene detto di fare per il bene del Paese e i ribelli, che gridano al complotto e all’ascesa della dittatura.

Per quanto riguarda noi, non mi sento di schierarmi da nessuna parte, in quanto credo che, anche se mi trovo a vivere tutto questo in prima persona, sento anche che non mi appartiene e di non avere né peso, né voce in capitolo.
Penso che sia giusto essere cauti ed evitare altre morti ed altri contagi? Sí.
Voglio tornare a una vita normale in cui sono libera di uscire e di vivere la mia vita non limitandola alle quattro mura domestiche? Sicuramente!
Credo che tutto questo allarmismo sia eccessivo ed esagerato? Assolutamente!
Ma a qualcuno importa cosa penso io? No, di certo.

E per concludere, signore e signori, secondo me la fine di tutto questo è riposta solo nel buon senso e nella fiducia verso il prossimo, nell’altruismo più totale. Sperando che tutti abbiamo imparato qualcosa da questo epico e colossale momento storico e che tutti possiamo essere persone migliori che si preoccupano per il bene degli altri, oltre che di quello solo ed esclusivamente di se stessi.

Foto di Anna Shvets da Pexels

Vuoi leggere ancora?

2 commenti

  1. E’ sempre un piacere leggerti!
    Ti diró, io sono tra quelli “decisissimi”. Ovvero, un giorno mascherina doppio/triplo filtro e distanziamento sociale al limite della piú severa asocialitá e quello successivo in veste di portabandiera dell’anti-allarmismo.
    Della serie: equilibrimi psicologici di misteriosissima natura….
    Un besito cara…..e mi raccomado wanderlast forever! 🙂
    M.

    1. E che assoluto piacere ricevere questo commento da te, che apprezzi la mia scrittura!
      Io sono molto ligia alle regole, o almeno cerco di esserlo (perché poi magari senza volerlo, qualcosa mi scappa sempre), ma sono anche assoluta sostenitrice del “qui stiamo un po’ esagerando “, soprattutto quando vengono a mancare i diritti primari dell’essere umano!
      Ma comunque… wanderlast sempre e comunque, anche da barricata in casa! Sto viaggiando molto con la mente… ecco!!
      Un bacione!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *