Australia

Dall’ostello alle stalle

04/05/2015

L’ultima delle nostre avventure fuori porta ci ha condotte un’altra volta in un ostello, anzi una capanna ostello! Ma andiamo con ordine.

La settimana scorsa a lavoro c’è stato qualche intoppo con l’organizzazione dei turni (consuetudine): i roster della settimana seguente non accennavano ad uscire e quando all’ultimo abbiamo trovato il foglio appeso in bacheca qualcosa di strano c’era. Alcuni di noi avevano pochissime ore e dopo averlo fatto notare è saltato fuori che semplicemente la nostra schizzatissima manager aveva dimenticato di inserire tutti i turni serali per bar e caffè. Morale della favola i turni erano di nuovo tutti da rivedere e rifare; ed era già sabato.

Io e Marti avevamo già un mezzo programma di vagabondaggio in mente e questa storia dei turni sbagliati è stato il pretesto per decidere di prendere lo zaino e andare.
Byron Bay. Il paradiso degli hippies, dei surfisti e anche dei surfisti hippies! La meta è decisa. Nel tardo pomeriggio di domenica dopo un po’ di shopping invernale prenotiamo il pullman e poi passiamo alla scelta dell’ostello. Marti mi ha fatto notare che sulla “nostra” guida dell’Australia è indicato un ostello particolare nel quale si può dormire in un grande tepee (la classica tenda a punta degli indiani), in un caravan o in una capanna e in più durante la giornata si svolgono diversi laboratori tra cui lezioni di yoga in riva al lago o deejeereedoo sessions (quest’ultime sicuramente inutili, perché riuscire a suonarlo credo sia una cosa un po’ complessa). Comunque, occhi a cuoricino… prenotiamo questo ostello!! Dormiremo in una capanna, o una specie di tenda da campeggio versione gigante!

Ore 7.45 di lunedì mattina: assonnate e sedute sul pullmino siamo pronte a partire. Fra un sonnellino e l’altro, si vedono sfrecciare ai lati dell’autostrada fattorie sperse fra i campi.
Ore 10.00: il nostro autista super simpatico annuncia “Welcome to Byron Bay!”.
Ora non ci resta che trovare questo ostello! Cosa non da poco visto che, come ha detto Marti, “ogni volta ci mettiamo più tempo a trovare l’ostello che ad arrivare fin qui!”.
Intanto facciamo colazione in un bel bar gigante che si chiama Ginger Pig o Cinnamon Pig o qualcosa che ha a che fare con spezie e maiali e poi ci rimettiamo in marcia.
Alla fine della fiera, dopo aver girato tutta la città, l’ostello lo troviamo solo che si trova inculato alla fine di una strada sterrata che sembra un parcheggio, che passa sulle rotaie di una stazione ormai abbandonata e che poi finalmente ridiventa una strada!!
Immerse nella natura, in un bosco con una specie di laghetto paludoso nel mezzo, ecco il Arts Factory Lodge Hostel. Comunque il check-in si fa dopo le due quindi possiamo anche girare i tacchi e tornarcene indietro.
Andiamo in spiaggia, ammiriamo un’altra volta la bellezza dell’oceano e poi ci incamminiamo verso il lighthouse, ovvero il faro, in cima alla scogliera.
Su per sentieri interminabili e rampe di scale che sembrano portare fino al paradiso (cit. Marti), ma sempre accompagnate dalla vista dell’oceano, delle onde e dei surfisti al nostro fianco.
Tanta fatica, tanto fiatone e tanto sudore dopo eccoci in cima! Siamo anche passate dal punto più a Est del continente australiano.
Al faro ci sono i lavori in corso, e figurati… Ma la vista è comunque mozzafiato! Selfie, selfie, selfie!!
Ora possiamo tornare giù con i nostri morsi della fame e dopo questa sfacchinata non ci premiamo con un bel fish & chips gigante e una birra bella fresca??
Infine concludiamo la giornata con il poetico tramonto sedute in spiaggia, ma intanto i dubbi cominciano ad attanagliarci: “Ma in ostello ci daranno le coperte?” e “Nella capanna ci sarà una qualche fonte di calore?”.
Le risposte alle nostre domande sono presto soddisfatte… In ostello di danno il benvenuto nel Pentagon, la nostra capanna, dove ci sono quattro letti a castello di legno e un bel tappeto di paglia sul pavimento. Sì, le lenzuola sono sul letto e se abbiamo freddo possiamo prendere in prestito una coperta dalla reception e no, non c’è nessuna fonte di calore. Ma alla fine la copertona pesante è stata sufficiente a farci fare una bella dormita di 9 ore, forse anche merito dei chilometri che abbiamo percorso a piedi per andare al faro.

Pentagon, Art Factory Lodge Hostel


Nella nostra seconda e ultima giornata abbiamo colto lo spirito di Byron Bay, cioè sciallo, sciallo, sciallo… Distese in spiaggia, sotto il sole, a guardare i surfisti, passeggiata tra i negozi pieni di cose colorate, seduta in mezzo al marciapiede a farmi fare una treccina da 30 dollari… Fino all’ora di riprendere il pullman e tornarcene a Brisbane. Intanto i nuovi turni sono usciti e il giorno dopo si torna a lavoro.
Ancora sulla via del ritorno le farm ci sfrecciano di fianco.
Presto ci saremo anche noi… In mezzo alle mucche, in mezzo ai campi e in mezzo a chissà cos’altro.
L’ostello ormai non ci spaventa più, la stalla forse sarà più puzzolente, ma questa sarà una nuova avventura!