Australia

I am Italian

23/01/2015

Gli italiani all’estero sono la realizzazione di un cliché. Vengono riconosciuti e si riconoscono fra loro a distanza di chilometri. C’è chi apprezza i nostri modi coloriti e il nostro accento e ovviamente c’è chi lo disprezza.

Bene. I’m Italian e faccio cose da italiana: gesticolo, parlo a voce alta, bevo solo caffè espresso e, ovviamente, non rispetto le regole.
Qualche volta lo faccio senza rendermene conto, come quando salto la fila e passo davanti a tutti, solo perché noi italiani concepiamo il concetto di fila più come idea di “mucchio” dove passa il più svelto e il più furbo; molte altre volte, mea culpa, lo faccio ben cosciente.
Assolutamente vietato in Australia, pena multe salate, gettare qualsiasi cosa per terra, bere alcoolici (e anche vomitarli) o liberarsi vescica e intestino per strada.
Deliberatamente io e la mia socia, una sera dirigendoci verso il famoso Down Under Bar, usciamo di casa con due bei bicchieri di vino (d’ora in avanti lo chiamerò “shit wine”, ossia il vino in bag in box meno costoso che esista sul mercato), ma non solo. Noi siamo italiane e proviamo ad aggirare la regola. E’ vietato bere alcoolici per strada all’interno di contenitori di vetro, come solitamente sono. Ebbene, noi ci siamo portate sì due bicchieri di vino, ma nei bicchieri di plastica, che abbiamo poi, coscienziosamente, provveduto a buttare nella spazzatura! E così il reato non sussiste.

Ma il meglio di me l’ho dato due sere fa. Finito lavoro, vado verso la stazione per prendere il treno delle 22.59, ma c’è un black out in corso quindi non so se passano treni. La stazione completamente buia e deserta, incrocio solo un paio di ragazzi che vanno nella direzione opposta e quindi decido di tornare indietro e chiamare un taxi. Ma mentre sono lì che aspetto, passa un collega in motorino che mi offre un passaggio:

Ok, ma sono senza casco.

Massì fa niente.

Sarà stata la stanchezza, la fame e la voglia di andare a casa, non so come, ma mi faccio convincere! Salto su e partiamo! E mi sento come a Napoli, ma sono a Brisbane e sto facendo una cosa assurda.

E se ci beccano?

Speriamo di no.

Oddio, che ci fanno??

Ci rimandano direttamente in Italia!

Ansia. Ansia. Ansia. Ansia.

Scusa, ma secondo te quella è la polizia??

Ci infiliamo in una stradina che è pure senza uscita. Lui spegne il motorino e decidiamo di starcene un attimo fermi e tranquilli, poi dopo cinque minuti sembra tutto calmo e decidiamo di ripartire, tanto siamo quasi arrivati.
Prova uno: accensione motorino. Non parte. Riprova, non parte. Riprova ancora, niente da fare. Prova due: proviamo ad accenderlo con il pedale. Fa un tentativo lui e poi chiede a me di provare mentre lui tiene su lo scooter e accelera un po’. Sono praticamente saltata sul pedale con tutto il mio peso morto e non solo non sono riuscita a fare ripartire il motorino, ma ho praticamente demolito un’infradito del mio collega e ho quasi rischiato di far ruzzolare per terra, lui il motorino e tutte le borse varie.
Comincio a pensare che se lo scooter non parte è un segno divino, che è meglio che me ne vada a piedi prima di farmi arrestare e rimpatriare!
Alla fine il motorino parte, risalgo e ripartiamo, ma neanche due minuti dopo la polizia di nuovo. E’ un posto di blocco ed è chiaramente la polizia!!
Altro segno divino, dall’altra parte della strada c’è la stazione dei treni. Sono a una fermata da casa e stavolta senza esitazioni prendo la strada legale verso casa, cioè via rotaie!
Esilarante di sicuro, adrenalinico anche, ma se ci beccavano eravamo fottuti.
E oltre ai 2 dollari e qualcosa per due stazioni, mi hanno addebitato sul conto pure 6 dollari per aver annullato la corsa col taxi. Ma va tutto bene, sono storie da raccontare.

Oggi piove e non accenna a smettere. Stamattina sono arrivata al lavoro con le scarpe e le calze completamente zuppe d’acqua. La mattinata è stata molto tranquilla, parecchi dei nostri clienti abituali hanno preferito il caffè scadente dell’ufficio piuttosto che avventurarsi sotto il diluvio universale e così io e il mio boss Carlo non eravamo molto indaffarati. Da bravi italiani abbiamo saputo ingannare il tempo, organizzando una bella bisca dentro il bar: tre cassette per la consegna del latte, una usata come tavolino e altre due per sedercisi sopra, un mazzo di carte napoletane e… partitona a scopa!
Ha vinto lui, ma ammetto che è stato un bel venerdì a lavoro.