Di solito non siamo molto romantici. Niente smancerie, niente bacetti tutto il giorno, niente bigliettini o messaggi smielati scritti sullo specchio appannato o attaccati al frigo della cucina. Anche se i messaggi lasciati sul tavolo con accanto la penna non sono mai mancati: “Ho fatto una lavatrice, per favore stendila” oppure “Per cena scongela la carne dal freezer”.
Ci sono cresciuta con questi bigliettini. E al fondo c’era sempre la firma, come se si potesse confondere la grafia inconfondibile di mia madre o se Luca non sapesse che fossi stata io a scriverglielo.
I bigliettini sono il filo conduttore degli affetti nella mia vita e li ho sempre pretesi da tutti ad ogni compleanno e sono una delle poche che ancora li allega ai regali che fa. Eppure Luca non me ne scrive, mai. Neanche uno.

Ma essendoci appena lasciati San Valentino alle spalle, mi accorgo che non mi importa. Non mi importa dei messaggi d’amore che non ricevo, ne’ dei regali da scartare. Perche’ da qualche tempo, e forse me lo ha insegnato proprio lui, non mi importa piu’ molto delle cose materiali.

Mi importa dei gesti, delle cose che decidiamo di fare insieme, di come abbiamo deciso di spendere i nostri risparmi.
Vale di piu’ sentire una frase come: “Stasera dopo lavoro ci andiamo a bere una birra, ti va?” o “Finalmente stasera siamo di nuovo soli io e te”, anche se passiamo ventiquattr’ore ore su ventiquattro insieme.
I gesti d’amore che voglio continuare a ricevere non sono mazzi di fiori, cioccolatini e gioielli costosi, ma e’ trovare la cena pronta quando, stravolta dal lavoro, mi addormento alle sei di sera, e’ portare le cose piu’ pesanti perché tanto io non ce la faccio, e’ alzarti alle undici di sera ad uccidere le zanzare nella stanza perché altrimenti non mi lasciano dormire.

Ogni santo giorno da quando abbiamo preso quell’aereo per l’ignoto, benedico il giorno in cui ho detto “Voglio andare via” e mi sono sentita rispondere “Voglio venire anche io”. Perche’ da quel giorno e tutti quelli che sono venuti dopo ho scoperto che non trovato il principe azzurro, ma il mio compagno di viaggio. Perche’ nonostante tutti gli sguardi perplessi alle mie centomila idee brillanti, alla fine mi lascia fare. Perché adesso, come me, ogni volta che vede la foto di un posto, ci vuole andare. Perché sa che sono eternamente in ritardo e mi aspetta sempre. Perché sa che mi dimentico ogni volta qualcosa in giro e la prende lui per me. Perche’ sopporta tutte le mie pipi’, i miei dispetti e le mie scemenze.

Questo e’ il mio romanticismo. Non mi serve un principe azzurro, neanche l’uomo perfetto dei film, mi serve un compagno di viaggio. Qualunque esso sia, fosse anche da casa al supermercato.
Ma per ora abbiamo ancora tanto mondo da vedere insieme!

Erika

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