21/12/2018

Australia. Ancora una volta sono salita su un aereo e ho cambiato Paese. Anzi, questa volta ho cambiato proprio continente.
Quando tre anni fa ho lasciato l’Australia il mio sogno era di tornare e vedere tutto quello che non avevo potuto vedere, perché il primo anno era stato solo d’orientamento e non sfruttando bene il tempo a mia disposizione, non ho ne ho investito abbastanza in viaggi.
Poi sono tornata a casa, ho messo via lo zaino con il mio sogno dentro e l’ho accantonato per un po’. Ho provato a restare, a trovare la mia dimensione: ho lavorato un po’ facendo quello che mi capitava, ho perso tutti quei chili di troppo che mi ero portata come souvenir dall’Australia, ho conosciuto gente nuova, ho frequentato amici vecchi, ho eliminato il superfluo e sono rimasta con l’essenziale. È il mio sogno in valigia che diventava sempre più logoro e dimenticato.

Ormai eravamo in due, io e Luca, a incontrarci e scontrarci continuamente e intanto abbiamo iniziato a costruirci dei sogni nuovi, dei vagabondaggi nostri: siamo stati a Cuba dove ci siamo lanciati con il paracadute, ci siamo iscritti a un corso di snowboard e abbiamo iniziato i nostri sabati bianchi per gran parte dell’inverno e siamo stati a Fuerteventura dove ci siamo buttati tra le onde a fare surf. E alla fine, Fuerteventura è diventata casa nostra, la nostra nuova realtà insieme, fatta di giri in macchina a cercare onde, di giorni interi a prendersela con il vento e il brutto tempo, di “non ho voglia di andare a lavorare”, di pomeriggi a suonare l’ukulele e di serate incastrati davanti alla TV. Avevamo tutto: una casa, un lavoro, il mare, la macchina… Eppure non era abbastanza e l’idea di prendere un aereo e ricominciare di nuovo tutto da capo ha iniziato a rimbalzarci in testa. Soprattutto in quella di Luca, io il mio sogno ormai l’avevo archiviato nella cartella dell’ “ormai non ci vado più”. Non so neanche perché… Ma poi in una delle mie interminabili ore di noia ho pensato che “ormai” è “non più” sono parole tristi da usare! Alla fine era il mio sogno quello di vedere l’outback, visitare tutto quello che potevo e riempirmi di nuovo gli occhi di quei colori caldi! E per di più potevo farlo con la persona che era stata costantemente nei miei pensieri quel caldo anno di lavoro down under!

E così, abbandonato come sempre il buon proposito di “stavolta non mi porto niente, solo una borsa!” il primo sabato mattina di dicembre eravamo in coda al Terminal 1 di Malpensa al check-in con due backpack, due zaini, la mia borsetta e due tavole da surf lunghe due metri e passa. E forse anche qualcosa in mano, così, sciolto… Magari ci serve!
All’alba arriviamo a Bangkok, dove nel casino più totale cerchiamo di capire da che parte andare, vestiti come se invece dell’Australia, la nostra meta fosse Capo Nord, e nel pomeriggio atterriamo a Perth! Io agitatissima, cominciamo la trafila dei mille controlli. A ogni poliziotto/guardia/dipendente dell’aeroporto/volontario chiedo “Ma questo lo posso portare? Ho dichiarato tutto giusto nella carta d’immigrazione? Il legno dell’ukulele è vietato?”. Insomma ansia. E loro che continuavano a chiedermi se avevo cibo nello zaino, come se lo sapessero, ma io no! Non avevo niente, ero sicura di aver mangiato a Bangkok anche le briciole dell’ultimo bacio di dama che mi aveva dato mia nonna!
E così, chiarito che tutto quello che avevo dichiarato erano bazzecole, ci lasciano passare!

Siamo in un continente nuovo, in una città nuova, cerchiamo di capirci qualcosa ma non facciamo in tempo perché un signore sulla settantina, con una giacca giallo canarino, aspettava solo noi con le facce sperse di quelli che non sanno da che parte girarsi! Ha una targhetta che dice “volounteer” e con un sorriso ci chiede se è tutto ok. “Yarraait?”. Terrapiattisti l’Australia esiste! Lo capisco dalle A spalancate di quest’uomo, che non c’entrano niente con la pronuncia British che ci facevano ascoltare nei registratori a scuola, e dalle R così arrotondate che sembrano esagerate.
Gli dico in che strada dobbiamo arrivare, lui capisce immediatamente a quale ostello siamo diretti e in meno di tre minuti ci mette una mappa in mano con tanto di percorso disegnato (quando avrà trovato il tempo??) e ci carica su un bus dicendo che siamo fortunati, ma di fare veloce che il bus poi se ne va! Carica me, Luca, gli zaini, le tavole e ci saluta anche con la mano, dicendo che il carrellino che ho rovesciato dalla fretta lo sistemerà lui.
Ed è proprio a questo punto, una volta partiti, con tutti i nostri bagagli, sudati marci per quanti strati abbiamo addosso che apro lo zaino e dentro trovo le proteine! Cibo non dichiarato!! Chiudo di corsa lo zaino come per non farmi scoprire, poi penso che ormai siamo salvi e allora confesso tutto a Luca che incredulo mi dice: “Ma ti sei portata le proteine??” e io “Beh che dovevo fare? Le buttavo via??”. Fa di no con la testa sconsolato e io alzo le spalle… “Contaminerò l’Australia” dico ridendo. E poi penso che per fortuna non sono una terrorista, sono una brava persona e non ho cattive intenzioni.

Se mi beccavano prendevamo non so quanti dollari di multa, ma l’ho scampata! Cominciamo bene, non sono neanche arrivata e ho già infranto le regole… chissà che altro combinerò!

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