01/11/2014

Dopo quasi un mese di silenzio, molte cose sono cambiate. Anzi, la nostra vita qui si è totalmente stravolta, o per lo meno lo sono state le nostre aspettative.

Dopo aver vissuto per 5 settimane nel nostro lussuoso appartamento al quarto piano di un complesso residenziale in una via secondaria di West End, strapagando un affitto allucinante, cominciamo a cercare casa altrove.
Ecco una nuova esperienza. Milioni di domande e milioni di annunci come risposta, di cui perlopiù non ho nessun parametro di scelta: la zona, roomshare, flatshare, bills included or to split, suburbs, CBD e chi più ne ha più ne metta. Per non uscire troppo dal seminato decido per ora di limitare la ricerca alla zona dove già abitiamo, West End, che è la prima periferia che si trova al di là del fiume; un posto con molti locali e ristoranti concentrati principalmente nella via centrale e tantissimi negozietti e caffè disseminati per tutta la zona. Insomma è un posto residenziale e tranquillo, a volte tanto tranquillo che una volta passato il Kurilpa Bridge (uno dei milioni di ponti che attraversano il fiume collegando il centro con le varie periferie) mi sembra di essere di nuovo nel mio paesello.

Dopo aver mandato email a vanvera un po’ a chiunque potesse darci una stanza decente per un affitto accettabile, riesco a concentrare ben tre appuntamenti per ispezionare delle case nello stesso pomeriggio. La prima mi colpisce molto: un ambiente pulito, un giardino con il portico per poter mangiare alfresco (come stupidamente dicono gli australiani pensando di darsi un certo charme italiano usando una parola che in realtà non esiste), il barbeque (ovviamente in giardino ma inspiegabilmente insieme alla lavatrice e al ferro da stiro!), ma soprattutto NIENTE MOQUETTE! La camera è spaziosa, arredata e i ragazzi che ce la mostrano sono molto carini, anche se, lui irlandese, ci parla e noi non capiamo neanche una parola e quindi annuiamo per tutto il tempo dicendo “ye! ye!”.
La seconda casa che vediamo è un appartamento all’interno di un complesso di lusso che comprende piscina, sauna e palestra: ok, siamo gasate al massimo!! Peccato che appena ci apre la porta Dan, con cui ho messaggiato per due giorni credendo che fosse un giovincello della mia età, mi sembra di trovarmi davanti un nerd che invece ha almeno 10 anni in più di me e ha tutta l’aria di essere il protagonista del cartone animato Atlantide! Rimaniamo allibite. Sono sicura che per un momento i pensieri di Marti siano stati esattamente gli stessi che ho fatto io. La casa di per sé non era male, ma l’idea di vivere con l’architetto alla ricerca di mondi perduti, la sua fidanzata stile Madonna dei primi anni ’90 (ancora ci chiediamo cosa c’entrino l’uno con l’altro) e una coppia di sposini che a malapena ci hanno detto ciao, non ci alletta granché. Almeno abbiamo scoperto che possiamo scroccargli la piscina senza essere scoperte!
L’ultima casa si trova praticamente a 300 metri da dove viviamo noi, il ragazzo dai messaggi è molto gentile, un quasi vegetariano, appassionato di passeggiate e di nuoto che ha anche intenzione di coltivare un piccolo giardino (dove poi?) con verdura ed erbe da condividere con gli altri abitanti della casa e forse di tutto il palazzo. Effettivamente così era e la casa non era manco male, addirittura il pavimento, per la seconda volta in un giorno, non era coperto da quella schifosa moquette (e qui apro la parentesi per precisare che per un australiano la moquette è la tipologia di pavimento più igienica che esista perchè sono convinti che sia facilissima da pulire, basta una passata di aspirapolvere ed è come nuova!). Il problema ben più grande era che, e l’ho capito dopo un paio di misunderstanding, non c’erano i letti e praticamente quasi nessun tipo di mobilia. Imbarazzato, fra mille scuse, iniziamo a fare due chiacchiere sulla nostra esperienza qui in Australia e finiamo a parlare di birre del Queensland, di cui il nostro Kristian ne ha qualche esemplare che ci offrirebbe volentieri se non fosse che ancora non ha comprato un frigo dove tenerle al fresco (ecco l’accezione giusta di al fresco).

Alla fine di questa stressante giornata, avendo fretta di muoverci, decidiamo di optare per la prima casa. Si inizia con le procedure burocratiche! Bisogna compilare dei fogli da portare all’agenzia che poi ci darà la casa. Bene! Detto fatto, ma una volta in agenzia un uomo grassottello e dall’aria minacciosa ci comunica che, povere illuse, ci sono altre due richieste prima della nostra.
Quindi per farla breve la casa l’hanno data a qualcun’altro e noi nel frattempo siamo homeless, senzatetto, senza fissa dimora, scroccone, couchsurfers o chiamateci backpackers se fa più figo!!

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