02/01/2019

Innanzi tutto: dopo 10 giorni di onorato soggiorno al Billabong Resort Backpackers di Perth, che aveva molto poco di Resort e moltissimo di Backpackers (moquette macchiate, porte sgangherate, materassi con le molle scomodi e cigolanti, tendine della doccia fatiscenti e cucine da incubo), il giorno del trasloco è arrivato e con 3 giorni di anticipo!
Caricato tutto in macchina (ebbene sì, abbiamo comprato una macchina che ci è costata tutti risparmi di Fuerteventura ma di cui siamo molto fieri!) alle 10 di mattina ci mettiamo in viaggio verso Harvey, ridente cittadina a 150 km a sud di Perth, dove il tempo sembra inesorabilmente essersi fermato al 1985! Ci sono i binari della piccola stazione che la attraversano, c’è una pizzeria datata dove puoi cenare alle cinque di pomeriggio, c’è un distributore di benzina, anzi due, e c’è il negozio di oggetti di seconda mano.
Ma noi non siamo qui per niente di tutto questo, siamo qui, com’è prevedibile, per i celeberrimi 88 days of farm working, i giorni da trascorrere lavorando in una fattoria o azienda agricola. Qui in Western Australia vanno molto di moda anche le miniere, ma quelle mi danno l’idea di fare un salto nel tempo ancora più lungo, fino al 1885!
Così eccoci qui! Ad accoglierci arriva Cinzia con gli scarponi infangati e una rete nera sul viso, non perché ci siano anche le api, com’è stato il mio primo pensiero, ma perché ci sono una valanga di mosche. Mosche a palate, mosche a pioggia, nuvole di mosche! Per chi non lo sapesse le mosche australiane non hanno la comune abitudine di tutte le mosche di andarsene quando vengono scacciate, loro hanno una tenacia notevole e non solo tornano a posarvisi addosso dopo un millesimo di secondo, ma vi si appiccicano al corpo, prediligendo la faccia. Credo abbiano anche una vena speleologa dato che adorano entrare dentro naso, bocca, orecchie e persino negli occhi! Una è tremendamente fastidiosa, vi lascio immaginare quando parliamo di milioni!
Comunque dicevo, ad accoglierci arriva Cinzia e in soli 30 secondi ci troviamo a nostro agio grazie alla sua esplosiva personalità! Cinzia è italiana: uno spirito backpacker, curiosa del mondo, piena di passioni interessanti, un’eterna ventenne con la capacità di travolgere e spronare tutti solo verso il lato migliore di se stessi! Poco dopo conosciamo anche Lionel, il suo compagno: saggio e tranquillo australiano, lavoratore instancabile e dalla pazienza infinita che ci prende tutti in giro per la nostra parlata italiana. Visitiamo la farm, ci attrezziamo con quello che ci manca per lavorare e ci sistemiamo.
Chi pensa che la farm sia noiosa, pesante, inutile… Beh si sbaglia! In farm si suda, sicuramente, il lavoro è duro, direi anche pericoloso, soprattutto in questa stagione, per colpa di ragni, serpenti e varie ed eventuali! Eppure a me piace, mi alzo piena di volontà e mi rilasso sulle sedie della cucina a fine lavoro, soddisfatta.

Truly Organic Farm

É uno spaccato di vita australiana, ma agricola in generale che ti insegna il rispetto dell’ambiente, del tuo stesso lavoro, di ciò che mangi e allo stesso tempo ti aiuta a conoscere la realtà delle persone che vivono qui tutti i giorni.
E qui devo spezzare una lancia verso gli italo australiani che in questi giorni ci hanno accolto nelle loro case con un’ospitalità davvero senza rivali, tipicamenre meridionale, accompagnata dai “Magia! Mangia!” che ci hanno fatto sentire più che a casa e che per una volta mi hanno anche fatto sentire l’atmosfera del Natale, a migliaia di km da casa, sotto il sole estivo e senza bisogno di mille regali o di addobbi ricercati!
Buon anno a tutti!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: